BlogIntervista a: ARTERIA COMMUNITY….Dalle “Interferenze di Radio Kabul” ai giorni nostri.
Arteria Community: c’è una storia da raccontare.


Anzi, tante storie, di artisti e giullari della comunicazione, che selezionano e restituiscono l’ironia del quotidiano e di ciò che vi ruota intorno.
Dalle “interferenze di Radio Kabul” (CodiciDiPace 2005, quando ci siamo incontrati) ai Paesaggi Sonori (PaesaggiUmani 2008), quali sono state le radici delle vostre idee e quali, ora, i vostri personali progetti?
Se vi va, rispondete nel blog con i vostri commenti, cercando di raccontare le vostre singolarità … ”ciò che è ognuno di voi”…
Cercheremo di scoprire insieme le cose che vi uniscono in “Arteria Community”, perchè è nata e qual’è il suo cammino.


Arteria Community nasce come un’illusione ottica:
riuscire a vedere tra le immagini sfocate e un pò vitree
il disegno che si sovrappone alle tante sfaccettature geometriche.
Saltando tutti i parametri degni o fasulli di una associazione tipica senza lucro
il nostro percorso è iniziato con un incontro, davanti ad una bottiglia di vino,
un Rosso piceno se non ricordo male; di fronte ad una finestra semiaperta, con il fumo
delle sigarette che incendiava i nostri polmoni, abbiamo cominciato a fantasticare
su idee, progetti, utopie, mescolando desideri e delusioni, provando a percepire il territorio che
ci circondava non come inerme succo da spremere ma come materia da definire e sperimentare.
La possibilità di intervenire politicamente sul territorio e sulla comunità con elementi di mediazione
artistica e tecnologica è la nostra personale modalità di sperimentazione e di intervento.
Arteria si esprime inizialmente come incontro di diverse unicità, per divenire momento di interscambio
tra abilià personali, capacità di vedere collettivamente e sintesi dell’azione.
L’ironia è parte fondamentale nei processi creativi di Arteria,
un’ironia che non è semplice esercizio di stile
ma che riflette un modo personale di relazionarsi con il mondo e le sue ironiche rappresentazioni
Dai primi lavori di Arteria ad oggi è possibile rintracciare
un filo che unisce la libertà di creazione con un sempre più forte stimolo alla
connessione con altre realtà di appartenenza sul territorio;
La teconologia, con le sue forme espressive, è elemento relazionale essenziale
come contatto diretto tra noi stessi, il nostro essere nel mondo e nel tempo e
una reale possibilità di cambiamento sociale
Arteria Community è alimentata da chiunque partecipi o voglia partecipare ai progetti,
non ci sono soci o tessere aggregative, la denominazione “associazione di idee” ci libera
dagli stretti confini mentali di essere “uno che fa parte di…”
Quando incontrai Luigi Coccia insieme ad altre persone, mi resi subito conto del fermento e dello spirito culturale che animava delle community spontanee dentro un piccolo territorio come quello di una provincia. Le associazioni, come le aziende, sono fatte di persone e queste persone le animano e le contraddistinguono. Mi resi subito conto che la reale capacità di Arteria, la sua reale forza di intervento nel territorio, consisteva proprio nella sua genuina facilità di legare fatti e persone, di creare uno spirito partecipativo e collaborativo tra chiunque, cittadini e giovani del luogo, fosse realmente interessato a condividere progetti e idee, come dice Luigi, senza tessere e senza sentirsi “uno che fa parte di…”. Se a volte, questa destrutturazione da una parte poteva apparire rischiosa, dispersiva e debole, si è rivelata invece nel corso del tempo come la vera forza, la reale sinergia di Arteria Community, valorizzandola e contraddistinguendola da tutte le altre associazioni presenti nel territorio che seguono un modus operandi, diciamo, classico. Per questo motivo, l’incontro con Nadia Bongiovanni, Carlo Infante e Comunanze.net ci è sembrata l’opportunità azzeccatissima per un’ulteriore realizzazione e “sviluppo” di idee e progetti che Arteria già intimamente sentiva e condivideva.
Luigi scrive:
Saltando tutti i parametri degni o fasulli di una associazione tipica senza lucro il nostro percorso è iniziato con un incontro, davanti ad una bottiglia di vino, un Rosso piceno se non ricordo male; di fronte ad una finestra semiaperta, con il fumo delle sigarette che incendiava i nostri polmoni, abbiamo cominciato a fantasticare su idee, progetti, utopie, mescolando desideri e delusioni, provando a percepire il territorio che ci circondava non come inerme succo da spremere ma come materia da definire e sperimentare.
La possibilità di intervenire politicamente sul territorio e sulla comunità con elementi di mediazione artistica e tecnologica è la nostra personale modalità di sperimentazione e di intervento.
Vino fumo e poesia…
Non vi sembra che occupandosi di politica in un modo così mediato (dall’arte e dalla tecnologia) si rischi di restare confinati in una landa pittoresca ma purtroppo molto lontana dai luoghi dove si sta decidendo realmente e concretamente quale sarà il nostro futuro?