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Leggere il Paesaggio piceno, seguendo le tracce di Cristina di Svezia

Scritto il 28 ottobre 2018 da Nadia_B. Leggi altro su Comunanze.

Articolo tratto da: Urban Experience

Siamo partiti in walkabout dall’Ospitale, l’ex ospedale “Madonna degli Angeli” che ora ristrutturato accoglie la Casa delle Associazioni di Grottammare, per il progetto di City Jump  “Leggere 5 v.a.v.a.” che si occupa dei processi pedagogici connessi alla lettura ad alta voce. Interrogandoci su cosa leggere durante quell’esplorazione partecipata abbiamo scandagliato il web e abbiamo seguito le tracce lasciate dal passaggio di Cristina di Svezia a villa Azzolino. Sono anni che orbitiamo intorno a questa figura straordinaria, una delle donne più interessanti del secolo XVII, per una serie di progetti connessi all’Arcadia e questa combinazione picena ci ha illuminato. Abbiamo così titolato il walkabout “La regina di Roma a Grottammare” seguendo queste impronte che ci hanno condotto alla villa dove fu ospitata nel settembre del 1665, accolta dal cardinale Azzolino, innamorato di questa donna fatale. Fu lo stesso Papa Alessandro VII a nominarlo guida spirituale della regina Cristina che si era appena trasferita a Roma dopo aver sconfessato il protestantesimo. Fu accolta nel 1655 in pompa magna (con un festa che inaugurò l’era dei fasti barocchi) a tal punto da essere abbracciata dal popolo romano come una Regina. Nel tempo fondò una sua corte, ricreando quella “Piccola Atene” che aveva già realizzato a Stoccolma (dove poteva contare anche su Cartesio), attraendo intellettuali da tutta Europa , accogliendo i migliori artisti dell’epoca a Palazzo Riario (oggi Corsini) la sua residenza sotto il Gianicolo. Istituì , con l’aiuto di Raffaele Fabretti, l’Accademia Reale dove si conversava di arte, musica e scienze, che poi si definì Arcadia, orientata più verso l’espressione poetica e letteraria. Era un gigante: conversava correntemente in latino e parlava anche francese, italiano, tedesco, spagnolo, greco, oltre ad avere una conoscenza basica di ebreo e arabo, oltre a coltivare la conoscenza alchemica. E’ evidente la nostra attrazione per questa figura, declinata con entusiasmo in quella conversazione radio-nomade in cui abbiamo letto frammenti documentali sulla sua storia proiettata nel paesaggio piceno che l’accolse. Passeggiando ci siamo passati i fogli da leggere in una staffetta di lettura ad alta voce che si è rivelata come un gesto pubblico capace di amplificare lo sguardo su luoghi che hanno evocato la sua presenza.

Abbiamo di fatto anticipato l’attività di un laboratorio che Urban Experience svolgerà nei mesi seguenti, con un’esperienza di esplorazione partecipata basata sul format radio-nomade che associa la lettura all’osservazione del territorio, secondo il miglior spirito della congenialità. Il principio attivo del walkabout in questo contesto pedagogico è infatti quello della lettura all’aperto come “gesto pubblico”, come chiave per una particolare lettura del paesaggio.

Sciamando tra gli olivi secolari che ascoltiamo “parlare” (il format degli “alberi parlanti” è una delle soluzioni di performing media che sviluppiamo da tempo, attuato anni fa al Parco dell’Appia Antica e in altre situazioni) ad un certo punto troviamo una curiosa pianta spontanea:  il cocomero asinino (Ecballium elaterium). Una piccola rivelazione.  I suoi frutti al loro interno sviluppano una tale pressione idraulica da “sparare”  semi. Al minimo tocco esplodono, lasciando fuoriuscire liquido e semi. Ci sorprendono (anche se noi ne conoscevamo bene l’effetto) ed è emblematico come la natura possa offrire queste piccole grandi sorprese. Fa parte del nostro gioco di esplorazione psicogeografica cogliere occasioni come questa, cogliendo dettagli, evocando storie che ci sollecitano nel cogliere il genius loci dei territori. Definiamo questo focus d’attenzione Paesaggi Umani e con questo titolo abbiamo curato recentemente un progetto per l’Estate Romana e va detto che questo termine deriva da una line di ricerca che si è sviluppata nel 2009 con comunanze.net proprio nel Piceno, sull’onda di una bella intesa con tanti amici, come quelli di Blow Up. A Grottammare c’è quindi un filo sottile e tenace che ci lega, dal 1985 quando curammo una delle prime rassegne di videoteatro realizzate in Italia, come testimonia l’articolo de La Repubblica (e molte altre testate nazionali che ci ha mostrato, ricordandocelo, Maurizio Capponi che curò allora quell’operazione).

Il walkabout prima di tornare all’Ospitale (dove ci aspettano gli amici dei Teatri Invisibili e di un bel gruppo di critici e studiosi di teatro, per un convegno su Leo De Berardinis) fa un’incursione dolce nel Teatro dell’Arancio dove sta provando Roberto Latini, uno dei migliori attori del teatro di ricerca, di cui ascoltiamo una tale potenza vocale che ci fa riflettere sul potere della parola a viva ed alta voce. E’ la parola che si fa suono. Su questo uscendo dal teatro. riprendendo la conversazione radio-nomade, emerge il riferimento all’acusmatica come condizione perturbante del teatro delle origini. Un valore che si attesta al di qua della rappresentazione e che riguarda intimamente la percezione e la sua capacità di elaborare senso al di là della dimensione visiva. E ricordiamo Roland Barthes che ci suggerì un concetto chiave per la nostra ricerca nell’ambito della radiofonia: “l’ascolto è in fondo come un piccolo teatro”. Un buon incipit per il progetto di City Jump.

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