Paesaggi Umani, ancora piu’ Umani…
Ho incontrato questa foto in mattinata.
Forse non dovrei aggiungere nulla.
Ma tra le tante cose da dire, e già dette, voglio esprimere un mio auspicio, cioè che questa manifestazione, bella nei risultati, ma ancor più bella nelle intenzioni, possa aprire il nostro territorio e le comunità che lo popolano a tutti i Paesaggi Umani del mondo. Anche a quelli più difficili da comprendere e dai quali è più difficile essere compresi.
Nadia
(la foto è tratta dal sito di PeaceReporter: http://it.peacereporter.net/articolo/15626 )



Dopo le recenti dichiarazioni di esponenti del Governo, a partire dalla boutade di Salvini (Lega) sui vagoni della metro riservati ai milanesi, all’entusiasmo del Ministro Maroni per aver respinto 240 migranti verso le coste della Libia, alla negazione di una società multietnica da parte di Berlusconi (che però propende per una società multirazziale…???)
e avendo solamente assistito alla timida replica della CEI che afferma che siamo già una società multietnica,
sembra ormai chiaro che la xenofobia sia un fenomeno sdoganato da stampa e tv e che rappresenti l’opinione più diffusa anzi un antidoto necessario per tutelare l’unità nazionale e preservare l’identità italiana.
Sembriamo un po’ tutti destinati a subire ancora per un bel po’ questo bombardamento mediatico che ci dovrebbe spingere a diffidare del diverso, a percepire insicurezza, a non credere nell’integrazione, a collegare le diverse etnie alle tipologie di reato (rumeno – stupro, albanesi – furto, maghrebini – spaccio e così via…senza che prevalga il buon senso, l’esperienza personale contro il luogo comune.
A questo punto mi pongo una domanda: Internet è multirazziale? multietnica? multiculturale? Internet riflette il pregiudizio o ne mette a nudo il meccanismo di approssimazione? Internet è come gli altri media oppure è veramente trasversale?
Per non cadere nella trappola mediatica andrebbero fatti alcuni approfondimenti: il problema non è razziale, o meglio, se fossero sbarcati degli inglesi nelle loro stesse condizioni le cose non sarebbero state poi così diverse. L’allarmismo nasce non dal fatto che si voglia difendere un’identità nazionale (cosa che in sè per sè non mi pare nemmeno una cattiva idea visti i francesi che da sempre ne sanno sia di identità nazionale che di multietnie…)la quale, e questo lo sanno in molti, non ha nulla a che vedere con una società multietnica o “multirazziale”, che anzi è sinonimo di ricchezza e prosperità sociale, bensì con un protezionismo che ha in sè del marcio, all’origine. Mi riferisco a quella necessità di mantenere il potere economico, e di conseguenza quello politico, in mano a pochi, in mano a sempre gli stessi. All’interesse da parte di non una ma di molte caste a non permettere il naturale sviluppo e progresso degli uomini, di sprigionare le loro potenzialità, di progredire, anche loro, verso il benessere, di non correre rischi che qualcun’altro, che non sia italiano (quindi già piazzato e controllato) possa un giorno ricoprire qualche poltrona importante nel nostro paese: sarebbe lo sfacelo, non si ritroverebbe più il bandolo della matassa, tutto sfuggerebbe al controllo di questi soliti potenti. Se andaste in giro tra i “razzisti”, quelli che si nascondono tra la gente comune, quelli che sembrano tali e chiedeste loro cos’è che non va se un extracomunitario viene a vivere nel nostro paese, tutti vi risponderebbero sempre, tra tante altre ingenue motivazioni, che “gli extracomunitari ci rubano il lavoro”. Questo è il messaggio principale che ci vogliono far passare, che il lavoro, la ricchezza non basta per tutti e quella che c’è (veramente poca per la maggior parte della popolazione e veramente molta per pochi) deve per forza essere ridistribuita tra italiani nati in italia meglio ancora se da vecchia generazione. Il criterio di difesa della razza è quindi un criterio qualunque, come qualsiasi altro, scelto per fare presa, per nascondere una lobby di potere, una realtà che rende schiavi anche chi non è arrivato da lontano con quei barconi ma che è nato e sempre vissuto qui, nel bel paese.