Hello, world! Un altro paradigma è possibile.

hw In principio era solo “hello, world”, senza maiuscola e punto esclamativo, tradizionalmente il primo prodotto (minimale ma rivoluzionario) di chi si affaccia nel mondo dell’informatica con l’intento di comprenderne i misteriosi meccanismi e diventare parte attiva.

Questo termine, oggi, mi sembra possa essere di buon auspicio.

Obama, Internet.

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti hanno sdoganato la Rete agli occhi degli ultimi scettici.
Essere parte attiva è un comportamento che rientra nel nuovo paradigma. E grazie ad internet, questo, oggi, è certamente più semplice.

Mentre sarà sempre più complicato costruire un dominio politico-economico che si basi sulla non-conoscenza.
La diffusione delle informazioni ha assunto una forma virale e non ci sono canali che tengano.
Anche questo è un elemento del nuovo paradigma.

La base che si è delineata nn ha più nulla a che vedere con quella che veniva definita “massa”.
Oggi la “massa” indistinta è disciolta. Al suo posto, miliardi di individui pensanti ed identificabili, uniti in comunità di idee nelle quali poter esporre le proprie opinioni con sempre meno pudore.
Ora le idee sono sempre più numerosamente legate a nomi, cognomi, facce.
Anche il pensiero della gente comune è un elemento del nuovo paradigma.

(continua)


7 Commenti a “Hello, world! Un altro paradigma è possibile.”

  1. francesco dice:

    Complimenti, molto bella questa interpretazione della nostra generazione. La nostra è la generazione della rivoluzione di Internet. Un cambiamento di cui probabilmente gran parte delle persone ancora non è pienamente cosciente.

  2. Nadia dice:

    Hai ragione, ma ci stiamo lavorando. E la crescita dei neofiti è esponenziale.

  3. Daniela dice:

    Cara Nadia,

    Obama ieri sera ha fatto un gesto storico. Ha posposto la piazza fisica di Chigago ,la folla che lo attendeva per il suo discorso di insediamento, per mandare un messaggio al popolo della rete e ringraziarlo per il successo ottenuto. Ha dato la priorità al “virtuale” rispetto al “reale” perchè virtuale e reale sono ormai un unicum. Un unicum che la vecchia generazione dovrà prima o poi riconoscere in toto.

  4. Rosario dice:

    >Mentre sarà sempre più complicato costruire un dominio
    >politico-economico che si basi sulla non-conoscenza.

    Ma la conoscenza di chi ha gli strumenti. Ricorda che per leggere un libro hai bisogno solo degli occhi (e ovviamente saper leggere), per leggere una notizia su blog devi avere: soldi, possibilità di acquistate un PC, connessione ad internet, saper usare un computer. Non mi sembra poco. Pensi che a parte l’opulenta America ed Europa che altro al mondo può avere queste possibilità?. Obama ha mandato milioni di SMS a elettori forniti cellulare o iPhone, palmari e altre diavolerie. Questa è democrazia solo a metà perché esclude tutti quei poveracci che non hanno questi marchingegni.

    > Anche il pensiero della gente comune è un elemento del nuovo paradigma.

    Non la chiamerei “gente comune” (vedi sopra). Se vuoi fare altra forma di democrazia devi mettere tutti sullo stesso piano, dare a tutti gli stessi strumenti. Io vedo estremamente interessante il lavoro di Jimmy Wales il presidente di Wikipedia. Sta realizzando un patrimonio di conoscenza mondiale, in tutte le lingue e disponibile “virtualmente” a tutti. Bisogna adesso poterlo far accedere a tutti. Il progetto di Nicholas Negroponte del PC a 100$ era interessante ma si è arenato e non so perché.

    Ma la cosa che mi fa molto innervosire è l’approccio a queste tematiche “tecnologiche” come se fossimo solo noi al mondo e ci beiamo tanto di come siamo “comunicativi”, “interattivi”, “sociali” chiusi dentro comode stanze riscaldate e con un PC a schermo piatto con miliardi di colori e programmi assolutamente spropositati per far “chattare” due persone che non si conoscono e che “recitano” davanti ad una tastiera. Ti sembra democrazia questa? Mi sentirei molto più tranquillo se TUTTI avessero uno schifo di PC con uno schermo di 5 pollici in bianco e nero, senza mouse dove è IMPOSSIBILE far girare programmi che non fanno assolutamente nulla se non rimbecillire con milioni di colori grassi e flaccidi bambini. Mi sentirei molto contento se tutti questi PC avessero anche solo una versione testuale di Wikipedia. Questa sarebbe l’inizio della democrazia. I bambini imparerebbero a utilizzare la testa e non solo la bocca o i pochi neuroni necessari a schiacciare i tasti delle nostre stastiere wireless. E a questo punto dopo che hanno imparato molto ma proprio molto possono incominciare a scambiare opinioni con altri che hanno imparato molto ma proprio molto, ovvero alla pari. Ma se Obama mi convince (con un SMS o email) che lui è meglio di McCain perché ritirerà i soldati dall’Iraq e chi legge non sa neppure dove è l’iraq (ma ha il palmare) che democrazia è?
    Sono stato lungo e irruento. Saluti

    Rosario

  5. Nadia dice:

    Rosario, grazie per la risposta: sollevi delle problematiche cruciali.

    Ma non credi che anche “noi”, che ci dilettiamo a parlare degli aspetti
    positivi e ludici della Rete, non abbiamo, come te, forti perplessità
    sulla distribuzione del benessere e delle conoscenze a livello sia
    globale che locale?

    Non è certo spegnendo i nostri pc e tornando a comunicare con i
    piccioni viaggiatori che possiamo migliorare la situazione, non trovi?

    Nadia

  6. Daniela dice:

    “Ma la conoscenza di chi ha gli strumenti. Ricorda che per leggere un libro hai bisogno solo degli occhi (e ovviamente saper leggere), per leggere una notizia su blog devi avere: soldi, possibilità di acquistate un PC, connessione ad internet, saper usare un computer. Non mi sembra poco”.

    Caro Signor Rosario,
    secondo Lei per leggere un libro bastano solo gli occhi? Dimentica che la conoscenza ha costi decisamente inaccessibili al cittadino medio…
    A meno che i giovani di oggi tra un lavoretto precario e sottopagato e l’altro abbiano pure il tempo di seguire gli aspetti burocratici legati ai prestiti dei libri nelle biblioteche comunali, peraltro non in grado quest’ultime di aggiornare il proprio parco libri adeguatamente.

    Per acquistare un qualunque libro di attualità bisogna investire come minimo 20 euro. Con un costo mensile di poco più elevato si è già in grado di avere una connessione ad internet, attraverso cui un buon surfer riesce a reperire una tale mole di informazioni che forse Lei non immagina neppure. La possibilità di avere accesso agli approfondimenti di tutti i Paesi del mondo, nelle lingue proprie originali… Ma Le pare poco?!?
    Ciò che a me preoccupa non è affatto lo strumento che ha tra l’altro potenzialità di aggregazione mentale e successivamente fisica davvero inimmaginabili, piuttosto l’uso spesso superficiale che molti fanno della rete. Bisognerebbe dunque che i Governi investissero sulla formazione continua ed in evoluzione dell’uso intelligente della rete.
    Ed allora il costo per l’acquisto di un pc (peraltro ammortizzabile negli anni) e per una connessione ad internet sarebbero soldi molto ben spesi a mio avviso.
    Sulla proposta di Negroponte sono cmq daccordo con Lei.

  7. Nadia dice:

    Scusate la banalità della riflessione: quello di cui stiamo parlando non è solo una questione di scelta tra alta o bassa tecnologia.

    Per un paese del terzo mondo, il vero problema sta soprattutto nel
    volere o non-volere che la conoscenza=consapevolezza si diffonda.

    E forse, purtroppo, è la stessa cosa anche per un paese come il nostro…

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