Dalle piccole alle grandi community: stesse difficoltà, stesse opportunità. Ripartiamo. Cos’è Glocal.

Andare daccordo è molto difficile, o meglio, è molto difficile quando ognuno di noi ha addosso la propria di storia e se la trascina dietro come il colore dell’iride o un neo sul piede sinistro. Così, con la propria storia e la conseguente e del tutto personale situazione culturale, sociale, politica, economica e geografica si creano quei presupposti perchè ognuno di noi vive di bisogni più o meno oggettivi o, isolati o accompagnati a questi, di esigenze e aspettative più intime e specifiche in rapporto sia all’esistenza, che all’altro con cui condividere questa esistenza.

Allora ecco che si ritorna inutilmente a discutere sul parallelismo tra micro e macro sitemi, entrambi con le stesse opportunità, entrambi con le stesse difficoltà: nell’interagire con l’altro, nel perseguire gli stessi scopi (ammesso ce ne fossero), nel condividere la stessa idea, lo stesso sentimento di vita.

Dal micro al macro, dalle piccole alle grandi community quello di trovare un obiettivo comune è stato, è e sarà sempre percepito come un traguardo, il punto focale, l’umana sfida. Adesso, in relazione a questa lunga, forse un pò scontata, premessa, la domanda che voglio quasi in maniera inopportuna lanciare qui è: la non accettazione di questa sfida è necessariamente non accettazione dell’altro o la premessa perchè si scateni, ripeto necessariamente, una guerra? Il fatto di non condividere lo stesso punto, lo stesso traguardo, o meglio, lo stesso sentimento di vita, deve necessariamente essere percepito come una sconfitta, dell’umanità nel macro, di un gruppo generico di persone (due o più) nel micro e nelle piccole community?

Insomma, quello che io mi chiedo e chiedo anche a voi è se può esistere un’altra strada, diciamo una terza, per vivere fantasticamente, diversamente, bene insieme, senza dover per forza condividere o desiderare lo stesso risultato. Quello che io mi chiedo è: cos’è veramente Glocal? Io ho utopicamente osato. Adesso a voi.

P.S.: riporto qui sotto le ultime osservazioni sulla scorsa riunione che ci siamo scambiati via mail, come richiesto da Carlo.

Fabio ha scritto:

Alla luce di quanto emerso ieri sera nel corso della riunione, cioè che sussistono all’interno di Comunanze.net diversi punti di vista ed aspettative riguardo alla gestione ed alla programmazione delle prossime attività dell’associazione, considerata anche la difficoltà riscontrata nel confrontarsi su proposte concrete dovuta alla scarsa chiarezza ed al disordine nella trattazione dei punti dell’ordine del giorno, propongo di riunirci separatamente in gruppi di lavoro ristretti, che si formeranno spontaneamente e ai quali spetterà di strutturare e presentare delle proposte concrete, chiare e valutabili in occasione dei prossimi appuntamenti plenari.
Che ne dite?
Fabio R.

Arianna ha scritto:

Per me va bene.
A dire il vero, pensavo che dalla stessa riunione scorsa ci trovassimo già in questa fase: in effetti, pensavo si fosse già creato un gruppo spontaneo su di un progetto specifico (arianna, gg, enrico, annalaura, nadia) che ho cercato di portare (da sola) quella sera stessa in modo confusionale e con molta difficoltà (perchè da sola). Un progetto che questo gruppo spontaneo (arianna, gg, enrico, annalaura, nadia) avava già delineato in linea di massima attraverso contatti di varia natura (come skype o amichevoli incontri serali) e che avrebbe dovuto prendere una forma più precisa nella scorsa riunione attraverso il contributo di tutti. Adesso ho capito (anche come da fine colloquio con gli altri la sera stessa) che il problema è, come dice Fabio, nei diversi punti di vista ed aspettative, ma anche e soprattutto nella tempistica e nell’assenza di un dettagliatissimo e autorevole ordine del giorno quando ci incontriamo.
Arianna

Carlo ha scritto:

Il punto è come ripartire dall’esperienza di glocal 2.0
Che per molti aspetti non ha funzionato, al di là delle belle idee.
Manca un radicamento nel territorio, primo dei problemi.
Va costruito e quindi rilancio la necessità di sviluppare un progetto formativo attraverso l’idea del Performing Media lab messa in frigo lo scorso autunno.
Ripartirei da qui. Magari coinvolgendo l’Accademia di Mc. E su questa linea gli Istituti d’Arte e licei artistici sul tema della creatività digitale.
Ci legge anche Alice che ha una tesi importante che tratta anche di comunanze.net. Verrà pubblicata tra un po’ sul nostro blog!!!
Sarebbe opportuno studiare una cposa simile anche con Architettura…
No?
E poi (poi) rilanciare Casa Sonora.
Che dite.
Riportiamo questo dibattito nel blog?


17 Commenti a “Dalle piccole alle grandi community: stesse difficoltà, stesse opportunità. Ripartiamo. Cos’è Glocal.”

  1. Nadia dice:

    Cos’è Glocal.
    Non ho capito la domanda, ma do ugualmente una risposta :))
    (la mia visione, duepunti, a capo)

    Glocal è un’idea di attivismo. Una forma di strabismo congenito che ci consente di agire con un occhio attento al territorio (umano) e con l’altro (due sono) in azione sul resto del mondo.

    Il nostro territorio, come mi diceva ieri Enrico, è ricco di “nodi”, di punti di forza, di elementi attivi. Ciò che manca o non funziona è un sistema di connessioni che faccia interagire questi “grumi di energia” (Arte, Scienza, Pace … ricordate?), portando un valore aggiunto: la partecipazione reciproca.
    Quello che noi vogliamo fare è, concettualmente, mostruosamente banale: connetterci e far connettere.
    Il resto dovrebbe venire da sé (o essere stimolato).
    Dal punto di vista operativo, invece, questa cosa è mostruosamente complessa, perchè ci sono troppe opzioni, per ragioni tecnico/finanziarie e perchè ci si trova in una situazione fortemente dinamica nella quale è difficile persino stabilire il punto di partenza.

    E poi c’è il resto del mondo. Quello a cui non vorrei smettere di guardare, con curiosità e attenzione.

  2. Alice dice:

    Al secondo anno che conosco Glocal, mi è parso di capirlo pienamente nel momento in cui Carlo lo ha chiamato “hub”. Ho inteso comunanze come un’associazione che mette insieme le altre presenti nel territorio e che, come uno specchio rivelatore, svela i paesaggi umani a coloro che li vivono.
    Quello che secondo me è importante adesso è un lavoro di ricerca delle energie presenti, indagando nelle città, paesi e paesini per trovare i (ripeto da nadia) nodi dove si crea energia, e riuscire ad incanalarla.
    Per la conversione delle energie si possono giustamente chiamare alla collaborazione scuole, università ed accademie (sia per la creatività che per un’estensione di comunanza dal gruppo alle altre realtà socio-culturali).
    Le differenze non sono un ostacolo, anzi: danno un sacco di punti.
    Il punto è quindi saper ascoltare ed avere chiaro l’obiettivo: uno, unico e comune. Poi è tanta la carne che si potrebbe mettere a fuoco! Per questo le associazioni sono composte da persone diverse, no? Ognuno ha il suo campo di ricerca, che forse, nel caso di comunanze.net, deve essere meglio esplicitato.
    Per esempio (!!):
    - Nadia ha interessi umanitari -> si occuperà del rapporto con le ong
    - Arianna è più legata ai giovani e alla radio -> rapporto con le scuole e sezione podcast blog
    - Attilio e Tommaso per l’ascolto -> organizzeranno le attività sonore negli eventi e troveranno come riportare le esperienze nel blog
    - Gigi più per il teatro e il design -> organizzerà gli incontri con esperti del settore, che coinvolgerà la metodologia delle attività
    - Enrico per l’informatica -> gestisce il blog e gestisce una rubrica sulle tecnologie utilizzate negli eventi
    …..

    vi prego di perdonarmi per l’azzardo, ma io dall’uscio di c.net, ho avuto queste impressioni..
    credo in sostanza che si debba pensare in grande: non dico convolgere tutte tutte le associazioni presenti nel territorio, ma di considerarle e sentirsi, o meglio porsi, come riferimento. Le conflittualità della convivenza nel gruppo si risolvono con l’assegnazione di ruoli (secondo me). D’altronde si tratta sempre di lavoro (non solo hobby) ed è anche giusto che venga riconosciuto.

    Credo infine che una volta risolti questi punti sia ancora da affrontare la questione del rapporto con il pubblico/ cittadinanza. Questione delicata, che si potrà comprendere come prendere al collo solo una volta riformattate le basi.
    Che dite?

  3. arianna dice:

    In relazione sia all’articolo che alle considerazioni fatte da Alice mi viene in mente che l’equilibrio più opportuno sarebbe quello di individuare un obiettivo unico e comune, prevedendo l’esistenza parallela di sotto-obiettivi individuali e diversificati che non devono però confondersi o offuscare o prevalicare quello più generale, da tutti condiviso. E’ forse questo Glocal?

  4. Nadia dice:

    sta tutto qui:
    http://www.comunanze.net/la-comunanza/
    ma non complichiamoci la vita - più del necessario - nel cercare di classificare, sottoclassificare, sotto-sottoriclassificare le nostre azioni.
    Alice, Arianna, non sono d’accordo nel dividere nettamente i compiti all’interno della comunanza. l’ho detto più volte e lo ribadisco.
    credo anzi che l’”inquinamento” delle competenze sia un valore aggiunto, che richiede però la capacità personale di sapersi rapportare correttamente con gli altri.

    attiviamoci in modalità intuitiva, istintiva, creativa per quanto riguarda i contenuti.
    lasciamo l’approccio anatomico a quando ci occupiamo del codice di questo sito e della buro-amministrazione delle attività
    per il resto, un sano spirito collaborativo dovrebbe bastare.

  5. Alice dice:

    così però hai sempre il rischio di non riuscire a fare nulla completamente, oltre a non avere un apporto equivalente da tutti i membri. Una cosa è il lavoro che deve essere fatto (entrando nelle specifiche di ciascun dettaglio) e un’altra è la consulenza.
    Credo quindi che un grande punto interrogativo sia come intendete i rapporti all’interno dell’organizzazione di comunanze: se è un gruppo destinato a crescere (e quindi anche tra i membri che compongono l’organizzazione), è impossibile non pensare ad organizzarsi per un lavoro professionale, ma ci si limita al fare le cose per farle, di fretta e quindi in maniera confusionaria (oltre che fare una fatica della madonna).
    Io dico la mia: secondo me così le buone premesse di c.net non riescono a crescere. Il mio discorso della divisione dei compiti appartiene alla logica dell’auto-organizzazione (non divento fascista per questo!): è cmq tutto nell’ottica della comunanza. Il principio motore è comune, così come il contesto e l’insieme.

  6. Arianna dice:

    Santa Alice! Subito!

  7. Nadia dice:

    :))
    vi prego niente santi nè organigrammi:

    ORGANIZZAZIONE 2.O!

    Alice è nella tua tesi la “creatività sociale delle reti”!

    “si creano così nuove forme di socialità, che mettono i presupposti di una nuova etica…ecc ecc”.
    Non è ad una forma anarchica che mi riferisco, ma ad una forma di organizzazione dove è richiesto alla persona di essere estremamente responsabile e attenta a ciò che le si muove intorno.

    La mia esperienza mi ha insegnato che ruoli molto definiti alla fine deresponsabilizzano rispetto al tutto. E innescano meccanismi perversi.

  8. Alice dice:

    nella mia tesi porto il mediattivismo artistico e telematico, possibile grazie alle reti. Nei laboratori si sperimenta, e il gioco insegna le strane leggi del cosmo. La collaborazione tra i componenti è implicita: si parla di comunanze, no? Quello che dico io, senza passare da un estremismo all’altro, è maggiore organizzazione interna (dato che i gruppi di lavoro “spontanei” non sembrano risolvere i deficit riscontrati). Non ci stiamo schierando gli uni contro gli altri: ci stiamo confrontando!
    Pensando quindi alle esperienze che avete organizzato a cui ho partecipato (tutte) penso di essermi fatta un quadro abbastanza preciso.. siete tutti motivati e volenterosi, ma (essendo il gruppo già abbastanza numeroso) diciamo che “ognuno si sente libero di ricercare il campo che più interessa personalmente”, e alla fine mancano quelle basi dell’organizzazione degli eventi, che tocca fare a te, Nadia, di tutta fretta all’ultimo momento (nonostante già tu faccia la maggior parte del lavoro, se non altro da quello che ho potuto percepire: contatti, streaming, foto, articoli, blog…).
    Io capisco che tu abbia una molteplicità di interessi, e che voglia stare dietro a tutto, ma così non fai crescere gli altri, che anzi, si appoggiano su di te, lasciandoti i lavori più faticosi, impegnativi o noiosi. Non credo che sia giusto: per te, per loro e per il gruppo stesso. L’associazione si chiama comunanze, no? mica sfruttonadianze!

    Io concordo con i presupposti della nascita del gruppo, e sono onorata di essere stata chiamata a parteciparne. Con l’organizzazione in questo modo, però, non saprei come inserirmi e con un pizzico di sollievo ho notato che già ne state discutendo, perché anche voi riconoscete ci siano delle lacune alla base. Solo per questo mi sono sentita in permesso a dire la mia (senza peli sulla lingua): se noti qualcuno che ha una scarpa slacciata, che fai, non glielo dici?
    In questi giorni rileggerò le mail della discussione, cercando di andare un po’ più a fondo sull’argomento.. se c’è qualcosa che mi è sfuggito.

    Del resto (scusate la lunghezza dei miei interventi) la prima cosa che verrebbe da fare a me, sarebbe un lavoro di ricerca su modalità interne delle comunanze picene: la chiave sta lì, no?
    Per esempio ho letto che i piceni non erano solo nella zona di Ascoli, ma che il loro territorio era delineato dai due fiumi (Foglia e Pescara) quindi le Marche e il nord dell’Abruzzo: province di Macerata, Ancona, Pesaro-Urbino e Teramo (mi sto riferendo al sotto-titolo che volevate mettere con esplicitazione alle province di Ascoli e Fermo).

    ok, basta vah!

  9. Alice dice:

    toh, qui un link al portale Marche di wikipedia: ci sono un sacco di spunti http://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Marche

  10. carloi dice:

    il dibattito è decollato. In tutti i sensi. E’ anche senza testa…
    Come S.Giovanni.
    Mi spiego (sapete che amo i giochi di parole… spiazzano… e rigirano i concetti come zolle…così la terra respira…e così anche il dibattito).

    E’ senza testa perchè questa questione era il punto costitutivo di comunanze ( e ha fatto bene Nadia a mettere quel link…).
    Allora si sosteneva uan contiguità forte tra l’idea di piattaforma-social networking e l’idea di piattaforma-associazione, intesa anche come hub, come alice ha sottolineato.

    Ma è qui che le cose non hanno funzionato. Non ha funzionato l’interscambio.
    Non ci si è conquistati una reale rappresentatività “neutra”.

    Propongo quindi un passo indietro.

    Individuare cioè con + precisione le identità operative ( è per questo che ho proposto di far nascere un Performing Media Lab che possa connotarsi come cellula formatova sui nuovi format di comunicazione interattiva) a partire da Arteria, la migliore, la + connotata.

  11. Nadia dice:

    ok Carlo, rimettiamo la testa a posto.

    ORGANIZZAZIONE 1.0

    Direi di cominciare con il famigerato business plan del Performing Media Lab. Poi un’accurato organigramma ci aiuterà a sapere esattamente cosa fare. Un altrettanto accurato timing plan ci dirà quando e quanto tempo avremo a disposizione. e così via. Facile, no?

  12. Nadia dice:

    Poi, il primo contrattempo ci farà cambiare business plan.
    Il primo “impegni personali” oppure “sono stanco” ci annienterà l’organigramma.
    Il primo timing plan salterà completamente, ma non se ne farà uno nuovo.

    E ci sarà sempre qualcuno che andrà avanti ugualmente, e qualcun altro che si lamenterà per l’organizzazione.

    Dejà Vue.

  13. Nadia dice:

    riepilogo.
    Organizzazione:
    Dal basso o dall’alto? O nel mezzo? (mezzo, inteso come rete!)
    Pensate veramente che si possano applicare, meccanicamente, ad una associazione culturale
    (+ideali, -affari = VOLONTARIATO)
    le stesse regole e priorità sulle quali si basa un’impresa commerciale??
    (-ideali, +affari = BUSINESS)

    Contenuti:
    Cultura, solidarietà, territorio.
    Nasceva comunanze.net. L’idea era permettere di condividere la propria passione per la cultura [arti, scienze e tecnologie, ambienti sociali e valori] e la propria attenzione per la solidarietà [intercultura, pace] e, al contempo, essere puntualmente informati (e informare, partecipare, collaborare) sulle iniziative che animano il territorio.

  14. Nadia dice:

    Comunque, Carlo, sto’ business plan facciamolo, che male non fa.
    Almeno abbiamo un punto di partenza su cui lavorare.

    Il Performing Media Lab è un progetto interessante, ma non ho ancora ben chiaro come declinarlo sul Piceno. Quali risorse? Quali azioni concrete?

  15. Fabio Ragonese dice:

    noto che gli argomenti decollano non appena ci si sofferma sul senso e le finalità di comunanze. Anche se le riunioni assomigliano a degli psicodrammi collettivi e sembra che siamo ancora alla ricerca di un’identità…mi rendo conto che un momento del genere ci sarebbe dovuto essere, se non altro per capire le motivazioni di ognuno aldilà del volemose bene.
    Mi sto rendendo conto che aldilà delle attitudini e delle possibili identità operative di ognuno, quello che urge è ristabilire un equilibrio tra chi tende a proiettare degli ideali su comunanze e chi tende a proiettare dei possibili sviluppi lavorativi…Sul piano verbale mi pare che siamo nell’impasse più totale e ed è un cane che si morde la coda.
    Per questo ho proposto di confrontarci solo su soluzioni concrete, in modo da far venir fuori opzioni operative alle quali poter dire sì o no.
    Mi piacerebbe che scoprissimo il valore della reciprocità tra quello che vogliamo dare a degli ipotetici destinatari e ciò che ci aspettiamo di ricevere. In questo modo verrebbero fuori le idee tipo volontariatò e le idee più tipo impresa
    Penso che dobbiamo capire al contempo a chi vogliamo rivolgerci. Se penso alle scuole, penso ad un ambito stimolante in sè dal quale ricevere credibilità e autonomia. Se penso alle associazioni penso ad una corrispettività diversa, penso cioè che noi fungeremmo da aggregatore virtuoso di ciò che accade sul territorio in cambio di informazioni e competenze. Se penso agli enti locali, penso a comunanze come un organizzatore di eventi, che si appoggia sul lavoro di rete svolto con le associazioni…eccetera. In ognuna di queste cose forse l’elemento distintivo che ci distingue è l’uso della tecnologia in modo umano, cioè in modo sociale, cioè web 2.0, non solo inteso come web anche come logica collaborativa. In questo modo potremmo specializzarci non solo su progetti o eventi ma anche sui processi di costruzione di un progetto o di un evento.
    Questo ci distinguerà dal resto, mi auguro!!
    a presto…

  16. Nadia dice:

    A me piacerebbe pensare che stiamo pensando (anche) a queste cose:

    http://pandemia.info/2008/07/16/wifi_in_citta_da_arezzo_a_seni.html

    “…a Senigallia, … , è attiva una rete Wi-Fi pubblica e gratuita nel centro storico alla quale si può accedere registrandosi e presentando un documento….”

    ad Ascoli, Offida, San Benedetto… (come a Fermo? http://www.fermo.net/wifi/index.html)

    Un sistema di reti pubbliche per il Piceno e dintorni.

  17. Arianna dice:

    “…Te dico fermate…!”, era un’espressione che un mio collega universitario da Civitavecchia importò e diffuse con grande successo nella eterogenea e multiforme realtà studentesca, quando voleva dire e intendere che una cosa stava diventando troppo eccessiva ma non eccessiva e basta ma quando inutilmente, selvaggiamente e in modo veramente inappropriato una cosa sconfinava dai limiti accettabili e condivisi. Pensate quante volte io me lo sono sentita dire. E’ un pò come il “discorso senza testa” di Carlo o il nostro locale “Te ne stai a passà” ma molto molto più incisivo, indicativo, substanziale. Allora mi sembra il caso qui di scrivere, peccato non dirlo, te dico fermate! Te dico fermate perchè qui tra desideri sogni ambizioni e voleri non ci si capisce più niente. Te dico fermate perchè il punto della situazione si fa vivendola, la situazione, con gli altri. Te dico fermate perchè tutti dovremmo dire la nostra in maniera più limpida sincera opportuna (al di là del volemose bene). Te dico fermate perchè qui adesso lo voglio fare io per prima, dire la mia:..nel prossimo commento la dirò..adesso meglio di no perchè non mi sento così limpida sincera opportuna.

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