…è piatta(questa)forma, oppure no?…riflessione aperta a tutta la comunanza
- Postato da Fabio Ragonese in data 13 Maggio 2008, nelle categorie: Comunanze, partecipazione, web2.0, social networking territoriale
Ho voluto spostare la discussione avviata da enrico su comunanze perché gli argomenti trattati sollevano una questione fondamentale su cui ragionare per cominciare ad animare questo blog e mischiare i piani tra ciò che siamo (e ci diciamo di essere) e ciò che comunichiamo all’esterno (per ora)
Effettivamente forse non abbiamo un’idea chiara ed una visione ampia di come comunanze.net possa realmente funzionare come piattaforma di social networking.
Ognuno, credo, per ora vede in comunanze un’associazione culturale fatta di persone con un concetto da applicare nell’ambito di iniziative comuni che si distingue dalle altre per promuovere l’uso di internet e delle nuove tecnologie.
Cosa ci manca? secondo me…
primo: la rete, una massa critica di soggetti che hanno come punto di riferimento/incontro comunanze.net, e che non necessariamente lavora con noi.
secondo: lo ripeto da molto tempo ormai, un soggetto direttivo, concreto, individuabile, distinto da tutti i soggetti che ne fanno parte, non distribuito, con una propria autonomia, che si chiami Comunanze.net perché altrimenti saremo sempre un concetto astratto, una finalità, un contenitore senza un’identità riconoscibile dall’esterno.
terzo:???? ditemelo voi
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici mi piacerebbe capire di più quale soluzione sia più efficace ed adattabile ai nostri scopi. Forse, la mia è un’opinione da profano, al momento quello che manca è un elemento grafico, interattivo, che so una mappa capace di rendere l’idea delle comunanze, come metafora, e nella quale si possano evidenziare i collegamenti tra le realtà territoriali.

13 Maggio 2008, 18:28
Bene, finalmente vedo che qualcuno usa questo blog anche per confrontarci e raggiungere qualcosa di costruttivo.
Per i primi due punti sono d’accordo con te Fabio ;).
Visto che è il mio settore vorrei delucidazioni in merito al punto di vista grafico:
Inziamo dall’header, la parte alta del blog.
Dal piunto di vista grafico ha dei problemi di risoluzione in quanto per monitor abbastanza grandi, l’immgine della montagna è troppo stretta.
Quindi io direi di rifare l’header in base alle vostre esigenze.
Ora: cosa preferireste inserire in questa sezione?
Dal punto di vista della struttura stessa del blog, si effettivamente mancano icone, piccole immagini, un pò colori uniformi.
A parte questo poi, cosa volete che faccia questo blog?
Insieme ad Enrico abbiamo scoperto una versione diversa di wordpress che lo rende molto simile ad un social network.
Un esempio su tutti: ci sarebbe la possibilità di poter creare dei blog indipendenti all’interno di comunanze e di mostrare gli ultimi blog inseriti nella home.
Ora: serve inserire questa funzione?
Chi scriverà e chi parteciperà alla creazione di questi blog?
Cosa volete inoltre da questa piattaforma?
A voi la parola.
13 Maggio 2008, 18:30
oggi sono andata sul sito di un piccolo comune qui in zona, non faccio il nome..per discrezione..aveva in home page la foto di una braciola di maiale con la pubblicità di una macelleria e quella di un B&B, con due tazze sopra un tavolo apparecchiato per la colazione, invaso dal sole. L’ho visitato per lavoro, perchè devo fare la guida a 25 bambini tra i 6 e i 10 anni per visitare una rocca che si trova lì: on line c’erano contemporaneamente 25 visite e il numero totale degli accessi era molto alto, non ricordo quanto, alto per il sito di un piccolo borgo. Ecco, la vita è fatta di scelte, dentro e fuori da qui. Secondo me il blog funziona: è questa la sua essenza, la sua geniale peculiarità,
evoluzione e trasformazione. Presto, forse venerdì, ci incontreremo con Enrico, bello Enrico, per scovare le ulteriori migliorie.
arianna
14 Maggio 2008, 12:23
Giusto ieri sera leggevo un libro di Renato Parascandolo (dir. Rai Educational) “La televisione oltre la televisione” 2000, in cui si intende con quell’OLTRE il concetto di intermedialità: interazione ed integrazione dei media come forma sistematica, grazie all’innovazione tecnologica. Secondo l’autore è necessario cambiare il modello organizzativo e produttivo (strutturato per media) rendendolo organizzato per generi. In questo modo si avrebbero sì diverse versioni della stessa opera, ma dando importanza alla FUNGIBILITA’, lasciando quindi scegliere all’utente in quale misura essere attivo/passivo di fronte all’info.
Nel caso del vostro gruppo, credo sarebbe ottimale la combinazione di un sito ufficiale (con statuto associazione, membri fondatori, cronologia attività svolte, importanza di essere un HUB, …) e un rimando, per ogni attività al blog. La multimedialità prevede contenuti del web 2.0: audio, video, foto, scrittura. Collezionare gli spunti degli utenti nel blog e riorganizzarli con piattaforme aperte (quindi youtube, flickr, …) e in conclusione fare dei podcast da mettere sul sito, liberamente scaricabili con i contenuti inseriti da tutti.
Il mio problema ad interagire con il vostro gruppo (che sto studiando, come sapete per la mia tesi all’Accademia di Macerata) è il fatto che le iniziative sono in troppi portali differenti: mi piacerebbe poter vedere queste iniziative raccolte ordinatamente su un sito (magari seguendo l’ordine cronologico, affidabile, riconoscibile e immancabilmente esatto).
Con ning.com si lavora bene, no so se siano uscite versioni più moderne di questa piattaforma di social networking, che cmq viene continuamente implementata (v. network ning creators).
Ci tengo a sottolineare che apprezzo moltissimo il vostro lavoro, e spero che le nostre strade si possano incontrare attivamente. A presto
15 Maggio 2008, 00:45
Anche l’interessato ha deciso di scrivere la sua. Sono stato fuori per lavoro ed una prima risposta la posso dare solo adesso.
Finalmente sento parlare di scenari concreti sulla piattaforma.
Ringrazio Fabio per la tempestività della pubblicazione, Mirko per il suo intervento tecnico e Alice per il momento di alta analisi (si vede che ti interessi della materia…eureka!!!) che ci ha proposto.
Provo ad analizzare gli spunti emersi per fare una mia analisi sulla questione, partendo proprio dalle parole di Alice:
Questo è quello che il sottoscritto ha avuto sempre in mente ed è la direzione percorsa per lungo tempo. E’ vero, il punto forte di Comunanze.net è, secondo me, proprio il ragionare come una comunanza dove ognuno apporta un suo contributo con i propri contenuti che provengono da blog e/o piattaforme separate!
E’ la “costituzione di Comunanze.net”, o mi sbaglio?
E’ quello che già viene fatto con la colonna laterale destra, dove vengono aggregate le news di tutta la comunanza. Nel tempo la possibilità di migliorare la fruizione di questi contenuti è aumentata, ma mettere su tutto il sistema richiede sforzi: vale la pena farlo?
Qualcuno si prende la responsabilità di dire: “ok, facciamolo…Enrico, perdici pure le tue nottate!”.
Viceversa le voci sono discordanti e non si incontrano per ragionarci, quando avrebbero anche lo strumento per farlo…come stiamo facendo noi adesso!!! (oppure una bevuta, che non ci starebbe male…)
Parliamo di wiki, ma non riusciamo a portare avanti un progetto comune con un blog: già solo su queste tematiche, dopo un anno, si sarebbero ottenuti decine di post al mese e decine di commenti dalla comunità, come di semplci passanti e girovaghi del web, che potevano dispensare “know how” sulla questione. Perchè non si è fatto?
Mi chiedo: ma siamo veramente nel new media?
O stiamo seguendo il fashion del momento?
Vogliamo usare un blog perchè ce l’ha Grillo, o perchè crediamo nelle sue potenzialità “sociali”?
Infine…lo sappiamo usare?
Altra riflessione:
Ma non è quello che già c’è??? ;)
E soprattutto…se i contenuti dei blogs della community non sono in questo formato, come facciamo a prelevarli dai vari blogs?
Comunanze ha un flickr…ha youtube…ha mogulus…ha un account slides…ha MySyndicaat per l’aggregazione e tanti altri strumenti che già pubblicano contenuti mutlimediali…il porblema sono proprio i contenuti!!!.
Ci sono?
La comunanza è a conoscenza che si possono inserire questi contenuti sul blog Comunanze.net??
Sappiamo tutti che ognuno di noi pò vedere i suoi artcoli pubblicati su Comunanze.net in automatico?
Allora ci decidiamo a parlarne in un intervento pubblico? Facciamo un incontro tecnico aperto dove si spiega finalmente come funziona????.
Se il nostro blog lo stiamo costruendo insieme, perchè deve trattarlo qualcun’altro (Uni Urbino!!!!!!)?
Perchè su Glocal non ci deve essere un momento di workshop su temi strettamente tecnici?
Perchè non devono essere temi pubblici?
Perchè su TRE giorni di Glocal, non c’è un pomeriggio intero su tematiche strettamente tecniche, ma ovviamente rese accessibili al pubblico e a chi interviene???
Perchè Comunanze non pensa ad un “Comunanze Camp”???
Io queste domande me le faccio, perchè tutti gli eventi sono importanti e culturalmente interessanti, ma rischiamo di voler trasmettere un senso di tecnologico a chi non ha sentore pratico dei mezzi a sua disposizione!
Quanti sapranno che vuol dire Glocal 2.0??
O ci interessa farci belli di fronte le autorità e poi Comnanze torna in garage. C’è chi ci ha speso tempo sopra!
Terza ed ultima (per ora): Grafica e Ning
Vogliamo dare un messaggio con il nostro blog/piattaforma/spaziocondiviso?
Allora meglio di me sapete (io non ho studiato comunicazione o design) che c’è bisogno di dare un immagine alla questione!
e c’è bisogno che sia condivisa, accettata e non messa in discussione ogni volta!!!
Qui può nascere il problema delle competenze e mi trvate d’accordo: non tutti sanno cosa vuol dire, non tutti sanno come si fa, non tutti ne hanno interesse.
Bene: chi è interessato ad un ragionamento grafico/comunicativo/marketing metta il dito qui sotto!!!
Poi però la questione va accettata e realizzata…nn può essere un continuo cantiere!
“Il web è un continuo beta”, si dice tra gli addetti ai lavori…bene…ma tra una beta e l’altra le revisioni sono sostanziali…non riguardano la grandezza dei caratteri!!! Non so se rendo l’idea…
Allora c’è bisogno di un team, di una redazione che fa il suo dovere.
Giusto per citare le fasi:
1. Studio perliminare - Selezione delle funzionalità da offrire
2. Strategie di comunicazione - selezione del “brand”
3. Preparazione grafica, loghi, icone, altri “elementi di arredo”
4. Design di un Template (CSS)
5. Messa in opera.
Magari se in un workshop si invitasse la facoltà di informatica, l’Accademia di Macerata, etc… sarebbero anche felici di fare qualcosa con noi, e noi potremmo coordinare i lavori!
Quale miglior momento se non Glocal?
Ning.
A me Ning non piace.
E non mi piacerà fino a quando sarà uno strumento di marketing per Ning stesso!
E’ un modo semplice e accattivante di creare un network adornato di colori ma completamente spersonalizzato e senza anima.
La differenza è che se ci organizzassimo Comunanze.net avrebbe l’anima propria di chi la sta costruendo!
Diciamoci cosa offre in più Ning di comunanze, discutiamone: i colori? le immagini? i video…
Con gli embed, xml e i feed/rss oggi si fa tutto!
Credete che un network esista e sia efficiente solo perchè quando scrivete un post il vostro avatar compare vicino al commento?
Secondo me non avete capito il Social Network.
E vero…comunanze ha problemi di “community”, cioè manca l’interattività DIRETTA sul blog di varie entità, ma poco prima stavamo dicendo che questo è anche il punto di forza: uniti in quello che Alice chiama HUB, ma ognuno con la propria identità (quella che non lascia Ning, nda).
Anche perchè questa è la parte più delicata e PIU’ COMPLESSA A LIVELLO TECNICO!!! Non si può progettare a tempo perso!!!
Ovviamente questa è un opinione personale, ma mi dispiace dover pensare di non essere capace di animare un blog solo perchè mancano gli “effetti speciali” alla ning.
Insomma signori, WEB 2.0 SONO I CONTENUTI E LA LORO INTEROPERABILITA’, IL LORO SCAMBIO, NON LE ICONE CON L’EFFETTO GLOSS O I RIFLESSI SULLO SFONDO!!
Io voto i contenuti.
I contenuti su comunanze mancano.
I contenuti li generano gli utenti.
Gli utenti si sensibilizzano se c’è partecipazione.
La partecipazione si ha quando gli argomenti sono realimente sentiti.
Con questo per ora ho terminato.
Ribadisco il carattere personale del mio intervento e sono pronto a condividere la più ampia varietà di opinioni purchè spportata da ragionamente “a sistema” piuttosto che di discorsi immateriali o questioni “commerciali”.
A presto amici.
PS: Mirko, l’header è fatto apposta così e ci sono molti esempi in rete di un uso statico di un immagine di sfondo per che si modifica in base alla risoluzione…però se vuoi ci lavoro.
15 Maggio 2008, 09:35
allora…rifletto sui contenuti:
- ci sono quelli “comuni” (che spuntano direttamente in queste pagine) che sono legati alle nostre azioni collettive, progetti di comunanza.
ed è anche vero che molto materiale rimane rintanato nelle nostre caselle di posta, perchè abbiamo preso l’abitudine di consultarci così- e nn è detto che sia una buona abitudine..
- ci sono i contenuti individuali (quelli prodotti negli spazi che ognuno di noi ha attivato nel web), spesso di carattere multimediale, che forse potrebbero essere un po’ più visibili in queste pagine e trasformasi così in contributi collettivi.
Quindi, Enrico, nn sarebbe possibile creare uno spazio qui che, oltre ai post testuali, aggreghi anche i contenuti multimediali prodotti dalla comunanza al di fuori degli spazi “istituzionali” di comunanze.net?
..Tipo un aggregatore di immagini da Flickr, di video da YouTube, di podcast da qualche altra piattaforma?
In modo da preservare sia l’identità individuale che arricchire i contenuti della comunanza..
15 Maggio 2008, 09:36
… insomma qualcosa di meglio di Ning… che ci piazza pure della pubblicità indesiderata..
15 Maggio 2008, 09:45
FINALMENTE!!
15 Maggio 2008, 10:02
Scusate l’esclamazione solitaria non era voluta è partita così, ma spero che d’ora in poi gli interventi come questi si susseguano ad un ritmo sempre più incalzante e non soltanto da “noi”.
La maggior parte degli argomenti di enrico corrispondono alla realtà. Alcuni di noi forse sottovalutano l’importanza dello strumento, mi ripeto, perché non ne vedono delle applicazioni concrete future, ambiziose e capaci di fare di comunanze un punto di riferimento del territorio.
Deve diventare qualcosa di più che un semplice deposito multimediale e di più di un luogo dove far esprimere blogger ondivaghi…
deve diventare una piattaforma di sperimentazione di scenari progettuali partecipativi…
sul sociale, sulla cultura, sul turismo, e coinvolgere e convincere anche soggetti economici, perché no, per cogliere spunti ed avviare partnership
ogni altro scopo è bello e buono ma secondo me è parziale!
Pr quanto riguarda l’Uni di Urbino, enrico, esce fuori da una precedente richiesta di finanziamento per fare la piattaforma da parte della provincia e rivolta alla regione che ha risposto, un po’ come fu per priamo ricordi?, che ne stanno guarda caso progettando già una loro, con l’uni di urbino…ma a noi questo non ci tange più di tanto.
Andiamo così.
15 Maggio 2008, 10:38
partendo dalla consapevolezza collettiva della mia ignoranza tecnica, mi sembra che la soluzione di nadia sia completamente opposta a quelle di enrico e di alice.
Nella speranza di aver capito, intutito, le vostre proposte, mi sembra di trovarmi maggiormente daccordo con alice ed enrico: c’è il rischio, secondo me, che con questa storia dell’aggregazione di contenuti su comunanze presi da fuori, il blog di comunanze, questo progetto, non veda mai la nascita di un suo carattere, di una sua identità peculiare, fatto che andrebbe, secondo me, proprio a discapito di quell’arricchimento che dovrebbe attuarsi con i contenuti e i contributi collettivi. La comunanza dovrebbe generare contenuti propri e non fungere da semplice raccoglitore di singole individualità..le stesse individualità d’altronde non sono mono-contenuti (vedi per esempio perchè c’è l’esigenza di aprire diversi blog o diversi spazi sul web), il mio contenuto nel blog di arteria sarà sicuramente diverso da quello di “dicostatella”..non so mi fa riflettere questo..che anche fuori dal web è così..che ne pensate?
15 Maggio 2008, 16:04
vabbè, alziamo la testa.
Sentite qua: “I blogger sono la “… ribellione di internet al dominio del giornalismo tradizionale”. Proprio come gli Mp3, e i programmi P2P alla eMule, sono una “… rivolta epocale contro le major discografiche”. Parola di Luca De Biase, direttore di Nòva, inserto de Il Sole 24Ore. La rete abolisce le gerarchie e travolge le geometrie dell’informazione. Un tempo, il giornalista scriveva e il pubblico leggeva. Grazie ai blog, tutti sono reporter.
E’ il lato oscuro della rete. Il rischio, secondo il presidente nazionale Ucsi Massimo Milone, è di “… tagliare fuori i comunicatori di professione …”, lasciando campo libero agli artigiani dell’informazione fai da te. Con buona pace della “qualità.” e “affidabilità” delle notizie.
(ah ah! nota mia. Ma perchè si dà per scontato che i comunicatori di professione producano informazioni di qualità e affidabili?)
Un blogger, infatti, non è obbligato a verificare le fonti. Pubblica ciò che vuole e pazienza se propina una bufala. Grillo obietterebbe che le menzogne, in rete, hanno vita breve, perché c’è sempre qualcuno pronto a sbugiardarti. Mark Twain risponderebbe così: “Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”. ”
leggi qua
E finalmente il mondo imparò a dubitare dell’informazione
15 Maggio 2008, 19:31
per quello che riguarda ning, l’ho citato perché lo uso da più di un anno, e mi sembra molto funzionale (i contenuti sono offerti da chi scrive, quindi ning sarebbe solo il mezzo, non mi pare ci siano tanti lustrini o merletti..).
Ribadisco il mio pensiero in forma schematica, poi per i contenuti, penso che lavoriate bene, considerate le vostre iniziative!
Per me è importante ragionare in parallelo (con continui rimandi, ben organizzati e spiegati) tra siti web 2.0 e un sito ufficiale (comunanze.net), magari con una bella mappa del sito che renda tutto più chiaro (poi per l’esplorazione, il pragmatico va affiancato a nuove strategie, come i tag cloud e simili). Mi rimetto però alle vostre competenze specifiche ;-)
Poi una piccola precisazione: il termine “hub” l’ho imparato a Montélparo, dal mio prof. Carlo Infante (non conoscevo il termine in precedenza). Invito chi non lo conoscesse, a controllare: con un’immagine si capisce tutto il significato di c.net.
Ciao e buon lavoro!
16 Maggio 2008, 01:45
Grazie Alice, spero di poterci confrontare direttamente quanto prima, perchè secondo me hai un ottima visione della cosa e magari le tue idee potebbero dare i primi frutti sulla questione.
Questo primo confronto mi aiuta a capire meglio anche dove sono testardo.
Riconsco che su Comunanze qualcosa si muove, ma è sconfusionato, disordinato.
I contenuti sono molto spesso legati agli eventi: secondo me non è correttissimo…
Le persone che visitano C.net (bello l’abbreviativo…mi piace molto e lo userò rubandoti l’idea ;) ) mi dicono “mah…carino…non ho capito che fate però!”
Uno addirittura mi ha detto: “Pensavo che parlavate di cucina!”, vedendo il video di ComunanzeTV!
Nessuno ha pensato a scrivere un “chi siamo”, o comunque proporlo!
Una mia prima proposta è che ci sia una redazione fissa che generi dei contenuti, un copyrighter, un editore (interno o esterno alla redazione…) e un publisher dei contenuti sul sito…
Vabbè…riprenderò il discorso a breve.
Adesso…notte!
16 Maggio 2008, 11:46
Per Enrico e gli altri, quello che, penso, facciamo (o cerchiamo di fare?),
da: http://it.wikipedia.org/wiki/Glocalizzazione:
Glocalizzazione o glocalismo è un termine introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman (di origini ebreo-polacche, ma vissuto in Inghilterra) per adeguare il panorama della globalizzazione alle realtà locali, così da studiarne meglio le loro relazioni con gli ambienti internazionali.
La creazione o distribuzione di prodotti e servizi ideati per un mercato globale o internazionale, ma modificati in base alle leggi o alla cultura locale.
L’uso di tecnologie di comunicazione elettronica, come internet, per fornire servizi locali su base globale o internazionale. Craigslist e Meetup sono esempi di applicazioni web glocalizzate.
La creazione di strutture organizzative locali, che operano su culture e bisogni locali, al fine di diventare multinazionali o globali. Questo comportamento è stato seguito da varie organizzazioni, ad esempio dall’IBM.
Il termine “globalizzazione” viene ritenuto equivoco e contraddittorio nel suo universo semantico usato e abusato; per tale motivo Bauman ha voluto introdurre “glocalizzazione”, senza volervi trovare un senso politico di opposizione alla globalizzazione (come ad esempio fanno i no-global).
Il globale ed il locale possono essere visti i due lati della stessa medaglia. Un’organizzazione può essere compresa meglio analizzando la natura duale della glocalizzazione. Spesso la localizzazione viene ignorata per colpa della troppa importanza data alla globalizzazione. Inoltre, in molti casi, le forze locali si sforzano costantemente per attenuare l’impatto dei processi globali. Queste “forze” si possono riconoscere dagli sforzi fatti per prevenire o modificare i piani di costruzione degli edifici per le multinazionali, come la Wal-mart. Il termine Glocalisation, nonostante sia nato negli anni ottanta in Giappone, venne importato nella lingua inglese dal sociologo inglese Roland Robertson negli anni novanta, ed in seguito sviluppato da Zygmunt Bauman.
La glocalizzazione ritiene che il fondamento della società in ogni epoca è stata ed è la comunità locale, dall’interazione degli individui, organizzati in gruppi sempre più allargati, presenti su un territorio.
L’organizzazione di questi gruppi costituisce certamente un insieme di “sistemi” che diventano “sottosistemi” se relazionati a organizzazioni più complesse. Ad esempio, la famiglia è un sottosistema del sistema quartiere ma il quartiere è un sottosistema del sistema città e così via.
La glocalizzazione inizia la propria analisi dai sistemi semplici per arrivare ai più complessi, mentre la globalizzazione sembrerebbe privilegiare i sistemi complessi ignorando molto spesso le implicazioni dei sottosistemi.
La glocalizzazione pone al centro della sua “filosofia”, l’individuo, la persona umana, il patrimonio locale materiale e immateriale della persona e del gruppo di appartenenza. Non ignora la dialettica che deriva dall’incontro-scontro dei vari gruppi all’interno della logica sistema-sottosistema ma non perde mai di vista il micro nella sua relazione con il macro.
Comprende l’importanza del libero mercato ma sa benissimo che non potrà mai essere considerato un “primum” essendo il mercato una delle tante funzioni della persona umana che ha assunto tante sfaccettature nel corso dei secoli. Quanto poi alla libertà, il glocalismo sa che poche parole sono più equivoche di questa così come non ignora il diverso valore semantico dell’unione delle due parole: libertà e mercato.
La glocalizzazione sa quanta importanza abbia la comunicazione tra gli individui e i gruppi definiti nello spazio e nel tempo e certamente non ignora come le nuove tecnologie abbiano favorito una accelerazione nei processi di trasformazione. La glocalizzazione però non ignora le distorsioni, le superficialità, le banalità dei contenuti mediati dalle nuove tecnologie. La glocalizzazione è cosciente della necessità di sottoporre a seria analisi i contenuti della comunicazione.
Un errore frequente è quello di credere che la glocalizzazione ponga l’accento soprattutto sul locale e la globalizzazione sul globale. Non è esatto in quanto la glocalizzazione, pur ponendo idealmente il micro gruppo alla base della sua analisi, è cosciente che esso cresce, si sviluppa, interagisce con gli altri gruppi sempre più complessi fino ad arrivare alle complesse realtà globalizzanti di oggi. Il significato della parola “locale” si espande di fatto inglobando senza confonder realtà locali che rimangono a tutti gli effetti sottosistemi significanti.
La glocalizzazione non ignora la presenza di forze globalizzanti che anzi esamina nella loro genesi e nelle loro implicazioni ma è saldamente arroccata nella sua teoria generale dei sistemi e nella stretta interazione tra geopolitica, geoeconomia e geocultura.
Numerose organizzazioni internazionali lavorano giá nello spirito della glocalizzazione. Tra queste vi è il Glocal Forum, attivo giá dal 2001 nel campo della cooperazione tra cittá, con un ruolo vitale e unico nella costruzione della pace e dello sviluppo.
La glocalizzazione nel marketing
Il concetto di glocalizzazione sposa perfettamente una dinamica di marketing delle multinazionali accusate spesso di appiattire le differenze di tipo culturale dei prodotti. Attraverso la glocalizzazione le multinazionali focalizzano la presentazione e sponsorizzazione del prodotto sulla sua stereotipata appartenenza culturale.
“Think global, act local”, sintesi tra il pensiero globale, che tiene conto delle dinamiche planetarie di interrelazione tra i popoli, le loro culture ed i loro mercati e l’agire locale, che tiene conto delle peculiarità e delle particolarità storiche dell’ambito in cui si vuole operare.
Spogliata delle accezioni riguardanti l’imperialismo culturale e lo sfruttamento globale da parte di poche multinazionali, la glocalizzazione costituisce un importante punto di riferimento per un ragionato tentativo di preservare le singole identità all’interno di un sistema complesso, senza ledere l’individualità ed il diritto ad esistere delle altre identità all’interno di tale sistema.
Piu’ precisamente, nel comparto della commercializzazione e del marketing “glocalizzazione” vuole significare rispetto del prodotto locale e delle sue caratteristiche nel momento che si affronta il mercato globale, nonché rispetto di esigenze locali da parte del prodotto globale; nel primo caso la glocalizzazione porta inevitabilmente a nicchie di mercato ubicate nel mercato globale, nel secondo a mercati locali che i prodotti globali non potrebbero raggiungere senza adeguamenti.
La glocalization è in genere associata un modello di business che mira lla fidelizzazione del cliente. Il prodotto è inteso in senso lato, comprendento i servizi di assistenza emanutenzione post-vendita: questi contratti garantiscono un guadagno duraturo al produttore talvolta costituiscono la parte più remunerativa.
La glocalizzazione nella televisioni
Almeno in Italia si è assistito al fenomeno che accanto alle grandi reti generaliste, sono prosperate piccole emittenti locali che hanno spesso sfruttato le peculiarità e gli interessi delle comunità locali.
Vedi anche
http://www.glocalforum.org/default.php?id=74&lng=en
a voi…
16 Maggio 2008, 18:27
ripropongp qui una slide che ho trovato sempre in questo sito, ma in un’altra discussione: a pagg. 44-45 c’è il concetto di “mesh-up”: è ciò a cui mi riferivo sopra.
| View | Upload your own
16 Maggio 2008, 21:10
Eh eh… :D
L’ho realizzato io, Alice (Enrico … nda)…appunto andiamo d’accordo! ;)
A presto!
18 Maggio 2008, 22:36
bella discussione, fitta fitta.
Credo che ora sia giunto il momento di progettare, realizzare presentare il 3 giugno un’interfaccia che illustri le potenzialità della futura piattaforma di social networking che ipotizziamo.
C’è da capire ancora come si comporta la Provincia di Ascoli…
20 Maggio 2008, 01:50
Carlo, sono d’accordo con le riflessioni che poni, da sempre, nei riguardi del mezzo…tieni conto conto però che l’efficacia del prodotto si ha, appunto, con una efficiente progettazione, prima che la realizzazione.
La difficoltà sta appunto a gestire tutti gli aspetti quasi in silitaria.
Sai bene che il web ha le sue dinamiche, le sue regole, etc…e dopo tanto lavoro preparare un’interfaccia sono per fare vedere mi dispiacerebbe.
Come hai notato le novità iniziano ad arrivare, come promesso…spero inizi a prendere (piatta)forma.
28 Maggio 2008, 09:22
E’ davvero bella questa discussione che, per rispondere al titolo del post, dimostra che la piattaforma è tutt’altro che piatta. E’ che forse non è neanche forma: ma questo non è certo un male per chi crede al valore della rete sociale. Che non è formazione, informazione, deformazione, bensì a/formazione (per definizione, se è concessa la rima).
Si parla di header, si disquisce di pixel, di dio-logo, di feed-elizzazione, ma non si tiene in mente lo straordinario testo contenuto. La società della conoscenza deve sempre fare i conti con la misura umana della ricerca e con la costruzione di vita. Forse è questo che manca. Tutto il resto sono chiacchiere.
Il valore assoluto di questa Comunanza è nel rapporto con il territorio. Se non si vuole trasformare (giustamente) questo valore nel banner di un bed and breakfast, bisogna anche rinunciare ai tanti utenti che il banner produce.
E allora si resta confinati nel limbo di chi sa, di chi fa, di chi ha la missione di illuminare il mondo e viene messo nell’ombra dai cattivi media mainstream siano essi atenei o mezzi di informazione o potenti blogger?
No grazie, si va avanti a capocciate, talora prendendoci, talora sbagliando. Sapendo che nello spazio pubblico che la rete sta diventando il virus vitale della Comunanza è inoculato. Può dormire, può non infettare, ma come ogni virus è vitale e necessario. Dopo tutto, scriveva Sandro Penna, un po’ di febbre può essere utile a fare poesia.
Buon lavoro. Se tutto va bene ci vediamo il 3.