Paesaggi Umani,troppo umani
- Postato da Carlo Infante in data 3 Maggio 2008, nelle categorie: Comunanze, performing media, intelligenza connettiva, paesaggi umani, eventi
Si, umano troppo umano…
ma non è ironico questo riferimento. Anzi.
Penso a tutto quello che sta accadendo qui, tra Montelparo e Monteleone nel profondo Piceno, tra laboratori teatrali, streaming web, passeggiate sonore, convivialità annaffiate di rosso piceno e full immersion teoriche (ed empatiche insieme).
Con quel titolo mi rendo conto di rischiare…non solo arrivo qui ad evocare Nietzche... a proposito, dai un’occhiata a questo (scritto molti anni fa…8).
Tiro fuori questa cosa del “paesaggio umano, troppo umano” proprio oggi dopo una serie di belle conversazioni casuali.
Una, sulle scalinate del Polo S.Agostino, con Antonella, sotto il sole, dopo la passeggiata in raccolta delle erbe buone (gramegna, bubbolino, silene, lamio, potentilla, climatis) e poi dopo pranzo con Evio, Valeria e Alice ad affondare sulla questione dell’alterità…
E’ questo il valore del nostro Paesaggi Umani.
E forse non è un caso che oltre ai tanti amici cari e compagni avvertiti ci siano alcune comunità di ragazzi in difficoltà. O come Evio, amico di Valeria, con cui si ragiona del perchè la nostra generazione (quella dei cinquantenni) abbia dissipato le energie migliori.
E penso a come tutta questa esperienza attivata da comunanze.net non abbia niente a che fare con i festival…


3 Maggio 2008, 19:56
Questo è il filmato!! ;-))
Una sorta di cena percettiva, dove le personalità più singolari si sposano con le tipicità del luogo, per offrire alla comunità del web di capire l’importanza e l’esigenza degli uomini, di ogni continente, di sentirsi uniti fra di loro e con la natura e l’invisibile che li circonda. (Commento di Peppino Neroni)
3 Maggio 2008, 21:25
l’aspetto relazionale…il creare un legame, un link tra generazioni e culture diverse. Creare connessioni inaspettate tra le persone e il paesaggio. il passaggio di persone che resta in uno spazio condiviso di tempo e di riflessione. Non è un caso che sto qui a scrivere mentre scorrono in diretta su comunanze.net le immagini di chi entra ed esce dal chiostro e cerca il punto di connessione con il suo ambiente
5 Maggio 2008, 10:02
le comunanze, la comunanza, la “misticanza” di paesaggi umani interconnessi da un meraviglioso browser stavolta palpabile. Un’esperienza di vera convivenza emotiva, relazionale ed esperenziale che ha lasciato in me e la mia compagna di vita una reale speranza per il nostro bimbo in arrivo, oggi ancora in totale comunanza con la mamma.Credo e spero fermamente che, oltre alla gustosissima frittata di fiori d’acacia, siano arrivati anche a lui prodromi del suo dolcissimo futuro.Grazie a tutti:alle corse di Gigi,agli occhi di Annalaura,alle passeggiate di Attilio e Antonello, alla morbida filosofia del suono di Francesco, alla socievolezza di Carlo,ai silenzi di Alice ed ai bruni mattoni di Montelparo.Grazie
5 Maggio 2008, 13:28
antonello con la parola “misticanza” mette in relazione l’idea bella delle passeggiate alla ricerca delle erbe buone e quella delle passeggiate alla ricerca del silenzio perduto, per acquisire il valore del paesaggio sonoro.
Altra misticanza è quella delle tante diverse persone approdate in questo evento: dai turisti intelligenti ai ragazzi che vivono nella “casa dei mattoni” di Monteleone. E’ nelle loro facce che rivelano storie complicate (arrivano dal Marocco, dall’Albania, dalla Cina, da tanti altri orienti…) che iniziamo a capire cosa possa essere Paesaggi Umani. Non solo l’individuazione delle tradizioni e delle identità radicate in un territrio ma le tante altre alterità che rivelano l’importanza delle Differenze.
E si capisce come il valore di una civiltà è direttamente proporzionale alla sua capacitàò di espandere i propri confini: i termini di convivenza civile.
Ma la misticanza più intrigante riguarda il locale di questi territori piceni immersi nello scenario globale delle reti.
Così come questo blog rilancia l’intensità di quelle giornate vissute in comunanza, lasciando nella rete (net) l’eco di questo lavoro: di questo gioco tra l’Identità delle comunità territoriali e la Differenza di quelle che sperimentano nuove forme d’integrazione.
Comunità e Comunicazione sono parole che nascono dalla stessa radice: partecipazione.
5 Maggio 2008, 13:44
E poi a proposito di quel titolo
“Paesaggi Umani,troppo umani”.
L’ho pensato proprio rispetto a quel contesto di intensa partecipazione di tante differenze…. In particolare all’incontro con Evio, un senzatetto romano (anche se cuneese d’origine) che è arrivato nel Polo S.Agostino con una mia studentessa…
Alla conversazione incredibile perchè Evio è afono. Una grave malattia gli blocca la trachea. Eppure grazie a valeria ci siamo capiti. Abbiamo dato senso alle comunanze. A quelle che stiamo inventando.
5 Maggio 2008, 14:09
altra cosa, importante.
Paesaggi Umani si rilancia l’1-2-3 giugno (Tra Grottammare,Comunanza, Castel Trosino e Ascoli Piceno)in occasione di Glocal 2.0
Comunità locali nell’era globale delle reti.
Sul sito di Saggi Paesaggi c’è una prima info.
http://www.saggipaesaggi.it/template/standard/testo.php?idtesto=120653909696870&sfondo=
6 Maggio 2008, 13:16
Ciao,lungo la strada il verde si rinnova ad ogni curva…. questi paesi collocati sulle colline,con i centri storici di mattoni,la gente che si muove dai ritmi cadenzati da un karma paesano ,si fa fatica ad ascoltare i suoni abituati ad altri… .Parlare con i ragazzi delle comunita’ tra un italiano stentato e un inglese pulito,un padano…..poi si decolla mescolati nelle varie attivita.Tanto spazio intorno,e possibilita’di rapporti intensi, in momenti creativi.Ogni sera si atterra…..quante ….. oggi.Le cene ci aggregano in comunanze di sapori e voci,con scambi di impressioni sullo svolto.Non credo di aver lasciato quanto ho preso…grazie.Pierpa.
7 Maggio 2008, 16:26
Ma si, come dice Carlo (Infante), “niente a che fare con i festival”… E’ che e’ una questione di “vissuto” (una parola che ho abusato durante quei tre giorni a Montelparo, scusatemi!), di “organico”, insomma. Intendo dire che c’e’ un motivo di “necessarieta’” per agire (o fare, di volta in volta, arte, comunicazione, quello che vi pare, insomma) che affonda le sue radici in un elemento ben lontano da quei festival, e che in quei tre giorni a Montelparo mi pare davvero si sia avvicinato, in qualche modo: parlo allora di condivisione, di “vissuto insieme”, ancora di “organico”, piu’ difficile da cogliere questo ma almeno almeno sfiorato in quei tre giorni.
Vorrei tornare sulla cosa, piu’ in la’, magari durante una passeggiata notturna (”appuntamento a mezzanotte!”); e forse, aggiungo, questo non e’ lontanissimo da quella composizione (pochi ricorderanno) che inseguivamo, immaterialmente, una mattina a S. Agostino, seduti ad un tavolo qualsiasi (ma pieni di vissuto!).
9 Maggio 2008, 22:39
Ciao a tutti
Io sarei curioso di sapere a che punto siamo arrivati con quell’ “Imaginary Soundscape” che citava Luca nel suo intervento: noi due ne abbiamo già parlato un po’, mentre di notte viaggiavamo verso Recanati.
MA – io scrivo sempre con un certo ritardo relativamente allo svolgersi degli avvenimenti, ed è per questo che forse non riesco ad essere succube della cultura del SMS, - ho voglia di comunicare come l’esperienza dei giorni a S:Agostino si a stata per me piacevole ed anche fruttuosa.
Ho avuto al mio seminario due gruppi che spiccavano per la assenza quasi totale di musicisti o simili, e questo ha evitato che io dovessi continuamente correggere l’attenzione indirizzandola verso il piacere (o fastidio) dei suoni della quotidianità. E quindi bene. Sono emersi piano piano alcuni ricordi, su qualcuno di questi si è speso qualche parola di riflessione. Questo è lo scopo del nostro parlare.
Tutti insieme, purtroppo riuniti in un unico gruppo per il secondo giorno - il parlare dei suoni del quotidiano in maniera più attiva ci ha portato ad una discussione sul rumore e l’intolleranza, che ha coinvolto il vissuto di molti di noi. Io credo che accorgersi degli eventi e valutarli partendo da considerazioni sui nostri “desiderata” acustici quotidiani sia molto importante, rappresenti un approccio nuovo e interessante.
Se dovesse esserci un secondo S.Agostino l’anno prossimo, e se io ne fossi coinvolto e , ancora se, potessimo avere alcuni dei partecipanti al seminario di quest’anno, mi piacerebbe tentare un secondo livello, preparando in anticipo alcuni argomenti con i partecipanti stessi scambiandoci letture ed esperienze PRIMA dei due giorni ipotetici di discussione. Parlare dei suoni è importante, saperli descrivere (o anche solo provare a farlo) è altrettanto importante, così possiamo anche immaginarli e fare scelte più (nei limiti del possibile) consapevoli. Per il nostro futuro.
Non conta quanto grande sia la nostra reale possibilità di intervento sui suoni del mondo, l’importante è sapere che comunque questa possibilità, ad un qualunque livello, esiste, e che è anche una nostra responsabilità.
Chiudo qui questo proclama, dandomi disponibile a continuare il dibattito in rete.
Su queste pagine, se vogliamo e se ci è permesso (io spero che Wordpress preveda di mandarmi una mail se qualcuno manda altri commenti a questo post di Carlo), oppure sulle pagine del blog relativo a Essere Rumoroso, la serie di trasmissioni chi io e Mechi Cena abbiamo curato per la radio svizzera ( e che continueremo a curare se troveranno il budget per andare avanti), [http://www.erreserumoroso.org].
Invito anche ad intervenire al progetto “thebigear” raccontando che cosa state ascoltando nel momento in cui vi connettete col sito stesso [http://www.aefb.org/thebigear]
O comunque a non esitare a mettervi in contatto con me per qualunque cosa (ovviamente inerente, non per chiedermi un prestito…)
POI UN REGALO
Avevo detto che l’avrei fatta ascoltare al secondo incontro
Se andate a questo indirizzo potete avere un’idea di come un feto senta il suono della voce della madre, secondo Tomatis.
http://www.essererumoroso.org/media/voce-madre-come-la-sente-il-feto[breve].mp3
Che sia di aiuto per Antonello Toriello e Chiara (ricordo bene?)
E ancora , vi ributto là la domanda alla quale poi non abbiamo risposto: un bambino, quando nasce, entra in un mopndo di suoni o in un mondo di rumori?
Troppo lungo? Scusatemi, è il guaio di prendersi tempo per scrivere!!!
A presto e grazie ancora a tutti
9 Maggio 2008, 23:25
Riguardo all’”umano, troppo umano”, mi viene subito in mente quella descrizione di Buadelaire, mentre si avvicina alla nuova città, quella in cui viene inventata la luce perché il sole non tramonti mai e si continui a lavorare, a produrre. I tempi dell’uomo industriale, il cui bioritmo è simile a quello di un cocainomane: inarrestabile, simbiotico col caos.
Il III millennio si è aperto con una nuova necessità: il bisogno di riscoprire la qualità della vita. Non ne possiamo più del tanto e male, anche se subito.
Sappiamo e vogliamo aspettare, fare fatica, occuparci delle cose considerate più umili.
E’ nel sapere attendere e nel perseverare che si costituisce la ricchezza umana.
D’altronde è meglio un sugo con il soffritto di uno da scaldare al microonde!
Per questo ho partecipato a “paesaggi sonori”: in questa iniziativa si ritrova quel legame con le energie del mondo che abitiamo a cui convergono le nostre.
L’idea ancestrale dell’essere umano immerso nell’ambiente, in questo caso attento, perché ascolta.
16 Maggio 2008, 10:56
Ringrazio Francesco Michi per il bel regalo…io e Chiara abbiamo ascoltato con molta curiosità la registrazione e, a parte la sorpresa, ci siamo incuriositi e stiamo portando avanti altre ricerche via web sulla materia…magari ne parleremo al prossimo incontro, speriamo a breve.
Un saluto a tutta la comunanza.
Volevo aggiungere che ho avuto modo di sentire altri partecipanti il lunedì dopo la partenza…una tristezza infinita!(sembravamo quelli della pubblicità della costa crociere…piangevamo in balcone!hahaha)